Flashdance: il fuoco dentro e la paura del fallimento

La scena finale di Flashdance è incisa dell’ immaginario di intere generazioni, a partire dal 15 Aprile 1983, anno di uscita del film. Del resto come non essere conquistati dalle musiche, dalle coreografie, dallo sfondo rock trasgressivo condito da una romanticissima storia d’amore tra l’operaia e il suo capo… insomma, c’è tutto quello che serve a creare un mito.

Flashdance dopo più di trent’anni continua a vivere e a rinvigorirsi nelle diverse rappresentazioni teatrali e proprio da Milano, si prepara per la tournée. Questa domenica sono stata al Teatro della Luna a vedere lo spettacolo e posso testimoniare che le sedute erano quasi tutte occupate da persone di tutte le età. L’ atmosfera era rilassata, come quando ci si trova di fronte ad una situazione familiare e confortevole, dalla quale si sa cosa aspettarsi e si è contenti di ripetere l’esperienza. Il finale, come prevedibile, è stato il momento più coinvolgente e al suono di  What a feeling tutti si sono scatenati, la quarta parete del palcoscenico è crollata, mentre pubblico e cast diventavano parte di un’unica grande festa. Al di là dell’adattamento e delle aggiunte musicali, ho avuto il piacere di ritrovare quello che secondo me, è il fulcro della storia e di una protagonista nella quale è facile identificarsi.

Flashdance assume la danza quale centro del plot, e racconta di una giovane donna determinata e idealista, che sogna da sempre di entrare in accademia e diventare una grande ballerina. Il talento ce l’ha, ma non ha studiato ed è, o perlomeno si sente, profondamente diversa dalle ragazze della prestigiosa scuola. Vorrebbe presentare la domanda di ammissione, ma non si sente all’altezza e anche quando viene ammessa al provino, seppur con un piccolo aiuto non richiesto da parte del suo fidanzato,  rischia di mandare in fumo la sua opportunità. La scusa è di volercela fare da sola, ma in realtà è la paura del fallimento a bloccarla. Facendo una piccola astrazione, la storia di Alex in Flashdance, è quella di una persona qualunque, con un fuoco dentro, che ha bisogno di un’opportunità per dimostrare quanto vale, ma non ci crede abbastanza. La paura di fronte  alla possibilità di veder sfumare la propria occasione, rischia di vanificare l’occasione stessa, senza neanche provarci. E allora, cosa ci lascia Flashdance? Intanto posso dirvi cosa ha lasciato a me. Innanzitutto che quando si ha la fortuna di sentire dentro un fuoco, una direzione, è già di per sè un’occasione da non lasciarsi sfuggire; che il coraggio a volte paga e altre no, ma fa parte del gioco ed è sempre meglio affrontare la delusione e rialzarsi, invece di ripensare a come sarebbe andata se…; che esiste un tempo nella vita, in cui rimediare ai fallimenti è più facile che in altri, per quanto non si smetta mai di crescere e di imparare; che riuscire a dare il meglio e oltrepassare il traguardo, è impagabile, ma costa fatica, ed è la fatica medesima a rendere grande la soddisfazione. E a voi cosa ha lasciato? Scrivetelo nei commenti! Come sempre vi auguro una buona lettura e vi do appuntamento alla prossima settimana.

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