Globe Theatre: non solo un’istituzione, ma un esempio da seguire

La foto a corredo dell’articolo, ritrae il palco del Globe Theatre di Londra. L’ ho scattata durante la visita guidata a cui ho partecipato qualche giorno fa. Si, nel mio breve soggiorno in città, il Globe era tappa obbligata. Non è mio intento riportare qui la storia, le date o quante volte è stato ricostruito, ma rendervi partecipi di alcune considerazioni in merito ad un paio di passaggi evidenziati dalla simpatica guida durante il tour. Tali riflessioni, riguardano la struttura del teatro e il suo perchè. Innanzitutto ci tengo a dire che nonostante l’ultima ricostruzione del Globe risalga ad appena venti anni fa, si respira un’atmosfera di altri tempi: un teatro a cielo aperto, tutto in legno, dove nonostante le tecnologie odierne, la luce del sole è una componente essenziale dell’illuminazione. Se ne scorgono i segni sul legno delle sedute a tratti schiarito, soprattutto nella parte destra della platea, in quanto più esposta rispetto al resto della struttura. Ma, ciò che prevalentemente ha suscitato il mio interesse è il pieno utilizzo della Standing Area, durante gli spettacoli, proprio come accadeva nel ‘600. Infatti, così come all’epoca di Shakespeare, lo spazio immediatamente prossimo al proscenio, viene occupato da coloro che scelgono di assistere alla pièce, restando in piedi oppure accomodandosi a terra, al prezzo di 5 pounds, certo, prezzo rincarato dai tempi del drammaturgo (si parlava di appena un penny), ma comunque alla portata di tutte le tasche. Non è comodissimo, ma ha i suoi vantaggi, come quello di vivere da vicino la performance, vedere chiaramente l’espressione degli attori mentre si avvicendano emozioni di gelosia, di rabbia, ma anche di ilarità e di gioco; essere parte della performance mentre Amleto (per citarne uno), pronuncia il fatidico enigma, “Essere o non essere, questo è il problema”, e ti guarda mentre lo dice, te lo chiede espressamente; vivere insomma un’esperienza con partecipazione, traendone ricchezza, a fronte di un contributo minimo. Lì ho pensato che sarebbe davvero una gran cosa, se ciascun teatro fosse dotato di una propria “Standing Area”, accessibile a tutti e per le tasche di tutti, un teatro sostenibile al quale la folla possa dare il suo contributo, piccolo, ma non meno importante. Un teatro sostenibile, sarebbe a mio avviso, un bene per tutta la società, poichè a lavorarci non sono solo attori, danzatori o performer in generale. No, le scenografie non si montano da sole per poi ritornare al proprio posto alla fine di uno spettacolo, i costumi non si creano dal nulla, così come le luci e altri effetti, non si alternano senza qualcuno che stia in regia; le porte da cui si accede non vivono di vita propria e i biglietti si ritirano ancora al botteghino dove ci sono persone pronte ad accogliere e a rispondere alle domande dei frequentatori. Questo per ricordare che il risultato finale, è frutto della cooperazione di tante professionalità diverse e tutte indispensabili per le quali ogni biglietto in più acquistato, fa la differenza. Nel titolo parlo di esempio e mi chiedo effettivamente come si potrebbe applicare in maniera diffusa. Chissà che prima o poi non trovi la risposta.

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