Una vita per la danza. Intervista ad Agnese Riccitelli

1. Agnese, innanzitutto grazie per aver accettato. Comincerei dal principio.      Come è stato il tuo primo incontro con la danza? Quanti anni avevi? 

Grazie a te per questa opportunità.

Il mio primo vestito di carnevale di carta crespa che mi fece mia mamma … avevo circa 3 anni, era da ballerina. Ho iniziato verso i 10 anni, esprimendo consapevolmente il desiderio di ballare.

2. Hai capito subito che la danza sarebbe stata la tua vita? 

Io credo di si, o comunque desideravo che lo fosse.

3. Le abilità acquisite e i risultati raggiunti, sono frutto di uno studio intenso e costante al quale tuttora ti dedichi senza sosta. Diplomata alla Scala, hai avuto modo di confrontarti con diversi insegnanti e di conseguenza, con diversi approcci. Nel rapporto allievo/insegnante, qual è l’aspetto che, secondo te non deve mai venir meno?

Il rispetto. E il “tifare” l’uno per l’altro. Sono una grande sostenitrice (non tutti lo fanno), del continuare a studiare, perché se stai quotidianamente dalla parte dell’allievo, diventa più facile stemperare certi modi troppo esasperati che ritrovo in alcuni insegnanti, nei confronti dei loro allievi. Non è con la correzione piena di “no” che si costruisce un danzatore, ma con i “ci sei quasi, non sei perfetto, riprova che andrà meglio”, E’ attraverso correzioni positive e propositive che si crea un allievo forte. E’ necessario coltivare la sua passione parallelamente alla crescita della sua stima .

4. Vai spesso a New York. Ho letto in una tua intervista che apprezzi l’atmosfera respirata nei Centri di danza della Grande Mela, e il rapporto che si crea con le persone. Quali sono le principali differenze tra la Scuola di pensiero americana e quella italiana nel metodo di insegnamento? 

L’accoglienza. Sei accolto per come sei. Non sei giudicato, non sei criticato. A loro non importa quanto sei bravo, quante piroette fai e quanto alzi la gamba. per loro tu sei “great” comunque, perché sei lì, a sudare, a metterti in discussione, a cercare dentro te stesso quel qualcosa in più. A volte ci si dimentica che studiare danza non è una gara con gli altri o contro gli altri, ma solo una gara con se stesso, un allenamento personale di forza, coraggio, resistenza fisica e amore per quello che si è scelto di fare.

5. Ho seguito il tuo percorso ad Italia’s Got Talent. E’ grazie alla tua partecipazione in TV che sono venuta a conoscenza di quello che fai e del tuo Centro Danzaricerca. Le tue coreografie mi hanno colpita e incuriosita. Non erano belle solo dal punto di vista estetico, ma raccontavano sempre qualcosa, una storia, una scena, un punto di vista e l’urgenza di comunicarlo agli altri. A tal proposito, ho letto degli spettacoli che hai realizzato con i tuoi allievi ed allieve, tra questi ” Dance Social Network- L’evoluzione delle relazioni e del modo di vivere con l’avvento dei Social”. Ha attirato la mia attenzione data l’attualità dell’argomento. Hai voglia di parlarmene? Come è nata l’idea, qual è il tuo pensiero a riguardo?

Certo. In quel periodo avevo iniziato a collaborare con FlashMobMilano (Creativi Digitali). Sono sempre stata curiosa e attenta all’evoluzione dei social. Con loro, al di là degli eventi organizzati insieme, quali flash mob e situazioni simili, ebbi modo di farmi delle chiacchierate sull’utilizzo dei social e su come versava il loro stato in quel periodo (2012). Twitter stava esplodendo. Io stavo cercando un tema x lo spettacolo di fine anno… e … boom, ebbi l’idea di scrivere una storia (semplice nella trama), che potesse raccontare dei social. Coinvolsi loro e, insieme a Cristina Usai e Daniele Giudici “impacchettammo” uno spettacolo davvero innovativo, dove le persone del pubblico potevano interagire con lo stesso, mandando degli sms in diretta, così  noi cambiavamo la scaletta in base alle risposte che ci arrivavano. E’ stata una bella esperienza.

6. Dal primo saggio del Centro Danzaricerca, nel 1984, gli spettacoli realizzati oltre a quello sopra citato, sono numerosissimi. Ho partecipato anch’io a dei saggi di danza, sia come allieva che per via del mio lavoro come maschera nei teatri, e so che ogni spettacolo ha qualcosa di speciale. Tra tutti ce n’è uno a cui ti senti legata più di altri?

Se ne cito uno escludo tutti gli altri e mi dispiacerebbe. Ogni volta dico: questo è il più bello. Ogni spettacolo racconta di ciò che siamo noi del Centro Danzaricerca in quel momento, e ogni step è prezioso in un cammino che non ha una meta o una fine.

Però posso dire di aver realizzato il mio “sogno nel cassetto” e lo voglio raccontare: 26 Novembre 2016 FEEL THE LOVE, con Sarah Jane Morris e Tony Remy. Lei cantante e autrice di testi straordinaria, lui uno dei più grandi chitarristi. Un concerto dove ho potuto scegliere le canzoni da loro eseguite e sulle quali ho creato delle coreografie, gran parte danzate con i miei allievi. L’evento era stato organizzato per la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, in collaborazione con il Comune di Cologno Monzese e grazie alla sensibilità dell’assessore alla cultura Dania Perego. Ecco, sono quelle esperienze che alla fine dici “ora posso morire contento”. L’ energia, l’amore, le emozioni e le vibrazioni che ho ricevuto in quell’occasione da parte di questi due grandi artisti, li conservo ancora nel cuore, come tesori preziosi.

7. Cosa ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?

Qualsiasi cosa mi dia la possibilità di crescere, sperimentare, e soprattutto emozionarmi ed emozionare.

8. Stai lavorando a nuovi progetti in questo momento?

Si, ho un paio di progetti a cui sto lavorando e per scaramanzia, non posso dirti altro.

9. L’anno appena trascorso è stato ricco di soddisfazioni e traguardi condivisi. Dietro ai risultati, sappiamo che sono immancabili le difficoltà. C’è una frase, un motto, un consiglio che ripeti a te stessa e a chi lavora con te (allievi e collaboratori), quando la fatica rischia di prendere il sopravvento?

Ce la posso fare. Facciamo la cosa più bella del mondo.

10. Attraverso il mio Blog, scelgo di raccontare il lato positivo, di portare avanti esempi di persone che con sacrificio, riescono oggi a vivere della propria passione. La storia di ciascuno di loro, può essere un monito per chi, dall’altra parte cerca la propria strada. Tra le persone che hai incontrato, c’è qualcuna che ti ha lasciato un’emozione, un ricordo particolare per via del suo percorso umano e professionale?

Mia mamma che non c’è più, è stata la persona che sapeva come calmarmi quando mi innervosivo troppo. Ha fatto in tempo a smussarmi gli angoli lasciandomi libera di essere quella che sono e lei ora, sta a modo suo, ogni giorno al mio fianco e mi da le risposte quando non le trovo.

Sara Jane Morris, per quello che ti ho raccontato sopra. Lei è straordinaria. E’ stata capace un anno fa, ad un suo concerto ( io ero seduta in prima fila), di dire al microfono: “Agnese, togliti le scarpe e vieni su a ballare.” Ho danzato Fast Car, il mio pezzo preferito, così, senza riscaldamento, senza prepararmi, in un palco pieno di cavi e microfoni … è stato fantastico.

La mia “famiglia”, che è tutto il Centro Danzaricerca e mi regala emozioni ogni giorno. Del resto, casa non è dove vivi, ma è dove ti capiscono. Loro mi sanno “prendere” per quello che sono e sanno sostenermi quando ne ho bisogno.

11. Un saluto agli amici di sognaecondividi?

Certo, per dire che la vita è piena di sorprese se sai metterti nella condizione giusta, quella di aprire le braccia ed allargare gli orizzonti, senza forzare le cose. I risultati arrivano se riempi di amore e sorrisi ogni tuo gesto, con quel briciolo di pazzia sana, e di leggerezza che ci rende capaci di volare sul mondo.

Un grazie a te Federica per questa preziosa occasione.

                                                                                                

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